Un uomo vide una bambina sdraiata senza sensi sul bordo della strada, e accanto a lei — le impronte di un uomo adulto: quando la bambina si svegliò, raccontò qualcosa di terribile 😨🫣
Stava guidando lungo la strada invernale che conosceva bene, quella che portava alla casa di sua figlia, quando notò una macchia rossa sulla neve. All’inizio pensò fosse un sacchetto, uno straccio, qualche rifiuto. Ma qualcosa in quella scena gli diede un cattivo presentimento, tanto che premette il freno.

L’auto scivolò sul ghiaccio e si fermò. L’uomo scese, l’aria gelida gli colpì il viso. Ma più si avvicinava, più il cuore gli si stringeva. La macchia rossa era una giacca da bambina.
Una identica a quella della sua nipotina Lera.
Sorrise nervosamente: «Magari è di qualcun’altra…» — ma poi vide il volto della bambina. E le gambe gli cedettero.
Era lei.
Lera giaceva sulla neve, immobile, le guance pallide, gli occhi chiusi.
— Lerочка… Lerочка, mi senti? — il nonno si accucciò vicino a lei, scuotendole delicatamente la spalla. — Lera, tesoro, svegliati…
Lei non reagiva. Il suo cuore batteva così forte da coprire il silenzio del bosco.
Alzò lo sguardo — e vide le impronte. Umani. Grandi. Che andavano dalla strada… verso il bosco.
E accanto — altre impronte, piccole, come se la bambina avesse corso, e poi… si interrompevano bruscamente.
— Dio mio… cosa è successo qui? — sussurrò.
Tornò di nuovo da sua nipote, iniziò a strofinarle le mani, le guance, la chiamava per nome. Le sue dita stavano già diventando insensibili dal gelo, ma lui non si fermò.
E all’improvviso Lera sobbalzò, inspirò bruscamente come se emergesse dall’acqua, e aprì gli occhi.
— Nonno… — sussurrò, le labbra tremavano. — Lui… tornerà…
— Chi? Chi, Lera? Cosa è successo? Non eri a scuola? Come sei finita qui?

Lera deglutì a fatica e finalmente riuscì a parlare con voce più stabile. Quello che raccontò fece gelare il sangue al nonno 😱🫣
— Dopo le lezioni si è avvicinato alla scuola un uomo… Non lo conoscevo. Ha detto che la mamma gli aveva chiesto di venire a prendermi, perché si era trattenuta più del previsto. Sapeva il mio nome… sapeva com’è fatta la mamma… e io… io gli ho creduto…
Il nonno ascoltava senza battere ciglio, sentendo un gelo che non veniva solo dall’esterno.
— Siamo partiti — continuò la bambina — ma poi la mamma ha scritto che non era in ritardo e che nessuno doveva venire a prendermi.
Gliel’ho detto… che doveva chiamare la mamma… ma lui ha accelerato e mi ha detto di non muovermi.
Il nonno strinse i pugni.
— Lera… come sei arrivata qui?
— Al semaforo… ho aperto la porta e sono saltata giù — la bambina scoppiò a piangere, piano, quasi senza voce. — Lui è uscito subito dall’auto.
Io ho corso verso il bosco. Lui urlava che mi avrebbe presa comunque…
Il nonno le coprì le spalle con le sue mani, cercando di non far vedere quanto gli tremassero le dita.
— Poi… — Lera chiuse forte gli occhi — è comparso un automobilista, si è fermato proprio vicino a me.
L’uomo si è spaventato, ha fatto dietrofront ed è scappato nel bosco.
E io… io ho continuato a correre… finché non mi sono sentita male. Sono caduta…
Ho cercato di rialzarmi, ma… non ci sono riuscita…

Il nonno chiuse gli occhi, cercando di controllare il tremito nel respiro.
Stringeva forte la nipotina fra le braccia.
— È finita, Lera. Sono qui. Nessuno ti farà più del male.
Lei annuì, appoggiando il viso sulla sua spalla.
Ma il nonno continuava a guardare verso il bosco, là dove portavano quelle grandi impronte. E sapeva: quell’uomo era ancora lì.