Una suora rimase incinta per la seconda volta, anche se nessun uomo aveva mai messo piede nel monastero… Ma quando nacque l’ultimo bambino, un dettaglio terribile rivelò tutto il segreto e scioccò tutti.
Suor Esperanza rimaneva incinta anno dopo anno, e nessuno riusciva a spiegare come fosse possibile. Viveva in un monastero chiuso, dove le porte venivano chiuse a chiave di notte, le finestre avevano le sbarre e agli uomini era proibito perfino attraversare la soglia. Madre Caridad cercava di credere che ciò che stava accadendo fosse una prova o un miracolo, ma con ogni nuova gravidanza la paura dentro di lei diventava sempre più forte.

— Madre… credo di essere di nuovo incinta, — disse piano Esperanza.
Tra le sue braccia dormiva un neonato di pochi mesi. Accanto a lei, aggrappato al bordo del suo abito bianco, stava un bambino che aveva appena imparato a camminare. Madre Caridad rimase immobile. Il libro che teneva in mano le scivolò dalle dita e cadde sul pavimento.
— Di nuovo?.. — sussurrò. — Ma è impossibile.
Esperanza abbassò gli occhi e sorrise dolcemente.
— È tutto come prima. Nausea, debolezza, vertigini… ormai conosco questi segni.
Madre Caridad impallidì. Era già la terza gravidanza in tre anni. Ogni volta Esperanza giurava di non aver infranto i suoi voti. Ogni volta le porte del monastero restavano chiuse. Ogni volta non c’erano tracce, né testimoni, né spiegazioni.
— Devi dirmi la verità, — disse Madre Caridad con voce tremante. — Chi viene da te di notte?
Esperanza la guardò con calma, quasi offesa.
— Nessuno, Madre. Sono pura. Lo sapete.

Quelle parole suonavano così dolci da diventare ancora più spaventose.
Madre Caridad decise di chiamare subito la dottoressa Paloma. Era stata lei a seguire le due gravidanze precedenti e aveva sempre assicurato che andava tutto bene. Ma questa volta, quando Esperanza uscì dalla stanza, la superiora notò una piccola striscia bianca sul pavimento di pietra.
Si chinò e la raccolse con dita tremanti.
Non era stoffa.
Era un cerotto medico fresco.
Aveva lo stesso odore pungente che rimaneva sempre dopo le visite della dottoressa Paloma.
Madre Caridad alzò lentamente gli occhi verso la porta. Per la prima volta dopo tanti anni, il silenzio del monastero non le sembrò sacro. Le sembrò terribile. Come se qualcuno le avesse osservate dall’oscurità per tutto quel tempo.
Prese il telefono per chiamare la dottoressa, ma proprio in quel momento dalla stanza dei bambini si sentì il pianto del neonato. Madre Caridad corse lì e si bloccò sulla soglia.
Sul braccio del bambino, sotto una piccola benda, c’era il segno di un’iniezione.

E in quell’istante capì: le gravidanze di Esperanza non erano miracoli.
Qualcuno le aveva fatto questo di nascosto per anni.
E la verità che Madre Caridad stava per scoprire poteva condurla direttamente alla tomba…